Altre Venezie
La tradizione anonima nei linguaggi dell’architettura contemporanea a Venezia
Itinerario
Luogo: Venezia
Autore:Claudia Cavallo, Matteo Isacco
Credits: Archivio Progetti IUAV
Archivio Storico Gardella
CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma
Fondazione Giorgio Cini
Sembra che a Venezia il progetto della modernità sia rimasto incompiuto e che le idee più radicali siano rimaste inesorabilmente sulla carta, ma questo non è del tutto vero.
Spesso la modernità è entrata in sordina attraverso architetture considerate utilitarie, necessarie, o effimere.
L’abitare, i padiglioni e le piccole infrastrutture hanno trasformato Venezia molto più di quanto non siano riusciti a farlo i progetti più grandi, o “rappresentativi”, come la Casa per studenti-architetti di Frank Lloyd Wright sul Canal Grande (1953-54), l’ospedale di Le Corbusier in zona San Giobbe (1964), il Palazzo dei Congressi di Luis Khan (1968), tutti notoriamente irrealizzati.
È interessante notare come il progetto della modernità abbia trovato possibilità di realizzazione in misura diversa e con diversi linguaggi in relazione alle parti della città lagunare e alle tipologie edilizie.
Case e padiglioni sono stati la chiave d’ingresso a Venezia di un particolare rinnovamento dell’architettura, non indifferente alla sua condizione “marginale”.
Questo avverarsi delle trasformazioni soprattutto in aree di rigenerazione, nelle isole minori, o comunque lontano dai luoghi fulcro della città museo, ha creato una condizione fertile per la sperimentazione di linguaggi ibridi, che hanno visto interessanti contaminazioni fra il progetto d’autore e i riferimenti più o meno esplicito alla tradizione anonima e industriale della città lagunare.
I progetti selezionati per questo itinerario ai margini di Venezia sono tutti rappresentativi di questa particolare condizione veneziana, che introduciamo con gli studi di Egle Renata Trincanato sulla Venezia Minore.

Egle R. Trincanato
Sestiere Castello
Egle R. Trincanato
Sestiere Dorsoduro
Egle R. Trincanato
Isola della Giudecca
Ignazio Gardella
Casa alle Zattere
Giancarlo De Carlo,
Quartiere residenziale IACP
Luigi Vietti,
Case “Giorgio Cini”
Il Quartiere San Giuliano e le residenze di Giuseppe Samonà
BBPR
Il Padiglione del Canada
Guido Canella
Progetto per il Nuovo Padiglione Italia
Vatican Chapels
Inizia il percorso guidato
1
Egle Renata Trincanato, Venezia minore, Sestiere Castello
Dopo tutto Venezia non è costituita solo da grandi monumenti, ma, come scriveva Alvise Cornaro quattro secoli fa, sono proprio “le case e la stantie dei cittadini (che) sono di numero infinito quelle che fanno la città”. R. Trincanato, Prefazione, in E. Trincanato, R. Salvadori, Venezia – Guida all’architettura minore, Edizioni Fuori Catalogo, Bologna, 2010
Nel suo corso di Elementi di architettura e rilievo dei monumenti Egle Renata Trincanato ha condotto ricerche approfondite sull’edilizia minore della laguna veneziana in parte pubblicate nel volume Venezia minore. Studi che si inseriscono nel panorama di studi morfo-tipologici sviluppati, negli stessi anni, anche da Saverio Muratori, all’interno dell’Istituto di Architettura di Venezia. Gli studi analitici le hanno permesso di individuare i metodi compositivi ricorrenti e le variazioni sul tema nei sistemi edilizi ripetitivi, fino ad affermare che gran parte degli edifici “erano costruiti con metodi seriali ma liberamente interpretati, per cui, partendo da elementi modulari e strutturali semplici (finestre singole, bifore o trifore, poggioli, abbaini, camini in facciata, etc.), si veniva a creare una grande varietà di prospetti e di impianti volumetrici”. (Trincanato, Salvadori, 2010) Il capitolo Elementi costruttivi e architettonici nel volume Venezia minore presenta uno studio sugli elementi dell’architettura veneziana che si distinguono per dettagli inusuali. Da questa analisi emergono in particolare i camini, intesi come strumenti di costruzione del partito architettonico. La loro funzione tecnica viene così superata dal ruolo ornamentale che assumono in facciata: la loro collocazione conferisce movimento ai volumi abitativi e rivela all’esterno la disposizione degli spazi domestici. Lo studio degli elementi architettonici condotto da Trincanato rappresenta uno strumento progettuale che sarà ripreso da numerosi architetti contemporanei per rinnovare e, al contempo, radicare le nuove opere al luogo. Le ricerche di Trincanato sulla Venezia minore saranno un chiaro riferimento per molte delle architetture che presentiamo in questo itinerario nelle “Altre Venezie”.
Sestiere di Castello
Tra gli edifici rilevati nel Sestiere di Castello emergono le abitazioni contigue a destinazione sociale, ovvero gli ospizi: tre complessi di casette a schiera in calle Sarasin, calle dei Preti e corte Colonne che conservano caratteri antichi nell’impostazione planimetrica — come le scale interne addossate ai muri trasversali — e caratteristici alzati composti da monofore e bifore con archi a tutto sesto e ghiera in mattoni. Una ulteriore parte della ricerca, rivolta ad edifici del Cinquecento, evidenzia la presenza di costruzioni dove il basamento è completamente aperto su strada con architravi continui, per ospitare un ritmo serrato di botteghe mercantili. Il Complesso di due case legate da arco in campo S. Marina introduce il tema di due corpi di fabbrica separati da una calle intermedia e ricomposti in sommità dalla presenza di archi sui due fronti corti.
Per approfondimenti:
_E. R. Trincanato, Venezia minore, con un capitolo di A. Pica, Edizioni del Milione, Milano 1948.
_E. R. Trincanato, R. Salvadori, Venezia – Guida all’architettura minore, Edizioni Fuori Catalogo, Bologna 2010.
_M. Scimemi, A. Tonicello (a cura di), Egle Renata Trincanato 1910-1998, Marsilio, Venezia 2008.
_A. Maggi (a cura di), Uncelebrated Venice. Venezia Minore by Egle Trincanato. A new critical edition, Anteferma Edizioni, Conegliano, 2025.
Link Archivio Progetti Iuav [Rilievi di edilizia veneziana : schizzi]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261406/
Link Archivio Progetti Iuav [Stesura seconda fase : Dorsoduro e Castello]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261402/
Link Archivio Progetti Iuav [Fogli di un taccuino con schizzi]: https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261405/
Link Archivio Progetti Iuav [Schizzi e appunti]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261400/
Link Archivio Progetti Iuav [Menabò della pubblicazione]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261410/














2
Egle Renata Trincanato, Venezia minore, Sestiere Dorsoduro
Dopo tutto Venezia non è costituita solo da grandi monumenti, ma, come scriveva Alvise Cornaro quattro secoli fa, sono proprio “le case e la stantie dei cittadini (che) sono di numero infinito quelle che fanno la città”. R. Trincanato, Prefazione, in E. Trincanato, R. Salvadori, Venezia – Guida all’architettura minore, Edizioni Fuori Catalogo, Bologna, 2010
Nel suo corso di Elementi di architettura e rilievo dei monumenti Egle Renata Trincanato ha condotto ricerche approfondite sull’edilizia minore della laguna veneziana in parte pubblicate nel volume Venezia minore. Studi che si inseriscono nel panorama di studi morfo-tipologici sviluppati, negli stessi anni, anche da Saverio Muratori, all’interno dell’Istituto di Architettura di Venezia. Gli studi analitici le hanno permesso di individuare i metodi compositivi ricorrenti e le variazioni sul tema nei sistemi edilizi ripetitivi, fino ad affermare che gran parte degli edifici “erano costruiti con metodi seriali ma liberamente interpretati, per cui, partendo da elementi modulari e strutturali semplici (finestre singole, bifore o trifore, poggioli, abbaini, camini in facciata, etc.), si veniva a creare una grande varietà di prospetti e di impianti volumetrici”. (Trincanato, Salvadori, 2010) Il capitolo Elementi costruttivi e architettonici nel volume Venezia minore presenta uno studio sugli elementi dell’architettura veneziana che si distinguono per dettagli inusuali. Da questa analisi emergono in particolare i camini, intesi come strumenti di costruzione del partito architettonico. La loro funzione tecnica viene così superata dal ruolo ornamentale che assumono in facciata: la loro collocazione conferisce movimento ai volumi abitativi e rivela all’esterno la disposizione degli spazi domestici. Lo studio degli elementi architettonici condotto da Trincanato rappresenta uno strumento progettuale che sarà ripreso da numerosi architetti contemporanei per rinnovare e, al contempo, radicare le nuove opere al luogo. Le ricerche di Trincanato sulla Venezia minore saranno un chiaro riferimento per molte delle architetture che presentiamo in questo itinerario nelle “Altre Venezie”.
Sestiere di Dorsoduro
Le casette a schiera in Fondamenta Tron a Dorsoduro e quelle in Corte dei Cordami alla Giudecca costituiscono due esempi emblematici in cui Trincanato utilizza la prospettiva per enfatizzare il ritmo dei prospetti, risultato della sequenza dei maestosi volumi dei camini alternati alla serie delle minute finestre quadrate dei piani superiori. La suddivisione interna degli edifici ha permesso, al piano terra, l’ingresso su entrambi i lati lunghi.
Per approfondimenti:
_E. R. Trincanato, Venezia minore, con un capitolo di A. Pica, Edizioni del Milione, Milano 1948.
_E. R. Trincanato, R. Salvadori, Venezia – Guida all’architettura minore, Edizioni Fuori Catalogo, Bologna 2010.
_M. Scimemi, A. Tonicello (a cura di), Egle Renata Trincanato 1910-1998, Marsilio, Venezia 2008.
_A. Maggi (a cura di), Uncelebrated Venice. Venezia Minore by Egle Trincanato. A new critical edition, Anteferma Edizioni, Conegliano, 2025.
Link Archivio Progetti Iuav [Rilievi di edilizia veneziana : schizzi]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261406/
Link Archivio Progetti Iuav [Stesura seconda fase : Dorsoduro e Castello]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261402/
Link Archivio Progetti Iuav [Fogli di un taccuino con schizzi]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261405/
Link Archivio Progetti Iuav [Schizzi e appunti]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_2
Link Archivio Progetti Iuav [Menabò della pubblicazione]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261410/
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Egle Renata Trincanato, Venezia minore, isola della Giudecca
Dopo tutto Venezia non è costituita solo da grandi monumenti, ma, come scriveva Alvise Cornaro quattro secoli fa, sono proprio “le case e la stantie dei cittadini (che) sono di numero infinito quelle che fanno la città”. R. Trincanato, Prefazione, in E. Trincanato, R. Salvadori, Venezia – Guida all’architettura minore, Edizioni Fuori Catalogo, Bologna, 2010
Nel suo corso di Elementi di architettura e rilievo dei monumenti Egle Renata Trincanato ha condotto ricerche approfondite sull’edilizia minore della laguna veneziana in parte pubblicate nel volume Venezia minore. Studi che si inseriscono nel panorama di studi morfo-tipologici sviluppati, negli stessi anni, anche da Saverio Muratori, all’interno dell’Istituto di Architettura di Venezia. Gli studi analitici le hanno permesso di individuare i metodi compositivi ricorrenti e le variazioni sul tema nei sistemi edilizi ripetitivi, fino ad affermare che gran parte degli edifici “erano costruiti con metodi seriali ma liberamente interpretati, per cui, partendo da elementi modulari e strutturali semplici (finestre singole, bifore o trifore, poggioli, abbaini, camini in facciata, etc.), si veniva a creare una grande varietà di prospetti e di impianti volumetrici”. (Trincanato, Salvadori, 2010) Il capitolo Elementi costruttivi e architettonici nel volume Venezia minore presenta uno studio sugli elementi dell’architettura veneziana che si distinguono per dettagli inusuali. Da questa analisi emergono in particolare i camini, intesi come strumenti di costruzione del partito architettonico. La loro funzione tecnica viene così superata dal ruolo ornamentale che assumono in facciata: la loro collocazione conferisce movimento ai volumi abitativi e rivela all’esterno la disposizione degli spazi domestici. Lo studio degli elementi architettonici condotto da Trincanato rappresenta uno strumento progettuale che sarà ripreso da numerosi architetti contemporanei per rinnovare e, al contempo, radicare le nuove opere al luogo. Le ricerche di Trincanato sulla Venezia minore saranno un chiaro riferimento per molte delle architetture che presentiamo in questo itinerario nelle “Altre Venezie”.
Isola della Giudecca
Le casette a schiera in Fondamenta Tron a Dorsoduro e quelle in Corte dei Cordami alla Giudecca costituiscono due esempi emblematici in cui Trincanato utilizza la prospettiva per enfatizzare il ritmo dei prospetti, risultato della sequenza dei maestosi volumi dei camini alternati alla serie delle minute finestre quadrate dei piani superiori. La suddivisione interna degli edifici ha permesso, al piano terra, l’ingresso su entrambi i lati lunghi.
Per approfondimenti:
_E. R. Trincanato, Venezia minore, con un capitolo di A. Pica, Edizioni del Milione, Milano 1948.
_E. R. Trincanato, R. Salvadori, Venezia – Guida all’architettura minore, Edizioni Fuori Catalogo, Bologna 2010.
_M. Scimemi, A. Tonicello (a cura di), Egle Renata Trincanato 1910-1998, Marsilio, Venezia 2008.
_A. Maggi (a cura di), Uncelebrated Venice. Venezia Minore by Egle Trincanato. A new critical edition, Anteferma Edizioni, Conegliano, 2025.
Link Archivio Progetti Iuav [Rilievi di edilizia veneziana : schizzi]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261406/
Link Archivio Progetti Iuav [Stesura seconda fase : Dorsoduro e Castello]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261402/
Link Archivio Progetti Iuav [Fogli di un taccuino con schizzi]: https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261405/
Link Archivio Progetti Iuav [Schizzi e appunti]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261400/
Link Archivio Progetti Iuav [Menabò della pubblicazione]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_261410/



© Archivio Storico Gardella

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Ignazio Gardella, Casa alle Zattere (o Casa Cicogna), 1952-58
«L’interesse per il lessico “popolare”, nella storia della cultura architettonica italiana è di grandissima importanza per almeno tre motivi. In primo luogo perché esso, ripreso dagli obiettivi delle Leica e delle Rollei degli architetti italiani, e documentato su “domus”, “Casa Bella”, “Quadrante” mostra la volontà di tenere le distanze su due fronti, quello del monumentalismo accademico interno e quello della stilistica internazionale. Non si tratta tanto di un neorealismo “ante-litteram” o “a latere”, ma piuttosto di una intenzione di “meticciamento” dei codici, che mescola alle raffinatezze della “cucina alta” i “sapori della tradizione”». (Semerani, 2006, p. 40)
La Casa Cicogna è un edificio per appartamenti multipiano costruito da Ignazio Gardella negli anni Cinquanta, che si innesta su fondazioni preesistenti e dialoga con il grande prospetto continuo della Fondamenta delle Zattere. Fra gli elementi del contesto che l’architetto milanese sceglie come riferimenti, risulta evidente la relazione molto forte con gli edifici della Chiesa e della Scuola dello Spirito Santo, che possiamo considerare come le note di aggancio di una sinfonia. Il calibrato arretramento della facciata in corrispondenza della chiesa, con l’ombra netta che separa i due corpi, è controbilanciato dall’allineamento con i marcapiani dell’edificio sacro, che riecheggiano nelle linee orizzontali dei balconi e nella loro profondità variabile, soltanto apparentemente casuale. Se nel primo progetto questo dialogo sembrava giocarsi sul fronte astratto e bidimensionale di un moderno ‘palazzo’ con loggia, nello sviluppo della soluzione finale entrano in gioco arretramenti, slittamenti, e decorazioni, assieme a colori, materiali e tessiture che restituiscono un’interpretazione sensibile della vocazione teatrale dell’architettura veneziana. La facciata è così composta dalla pietra bianca di basamento, balconi e gronda, unita alle bucature accostate come polifore, ci parla di una Venezia di pietre e palazzi, mentre il disegno delle finestre e degli scuri, la piega dolce della facciata e la fattura degli intonaci in graniglia, attingono ad un inequivocabile registro “popolare”. Sono tutti elementi di un vocabolario veneziano dove la tradizione “alta” e “bassa” sembrano incontrarsi in una composizione astratta e musicale, con finestre e balconi che slittano in orizzontale, si allontanano e si addensano, e piccoli fori galleggiano nel pieno di ampie partiture cieche.
Per approfondimenti:
_G. Samonà, Una casa di Gardella a Venezia, in “Casabella”, n. 220, 1958, p. 7.
_R. Moneo, Una obra de Ignazio Gardella, in “Arquitectura”, COAM, n. 71, 1964, pp. 43-50.
_L. Semerani, Ignazio Gardella e la Casa delle Zattere, in M. Casamonti (a cura di), Ignazio Gardella architetto, 1905-1999. Costruire le modernità, Electa, Milano 2006, pp. 196-217; ora in: L. Semerani, Incontri e lezioni. Attrazione e contrasto tra le forme, CLEAN, Napoli 2013, pp. 36-45.
_C. Cavallo, Ignazio Gardella. Persistenza dell’architettura, Mimesis, collana Estetica e Architettura, Milano-Udine 2025.
5
Giancarlo De Carlo, Quartiere residenziale IACP, Mazzorbo, 1979-1995
Articolazioni contrassegnate da una molteplicità di elementi diversi […]: una varietà di forme nuove disposte su quelle tradizionali per raggiungere una molteplicità linguistica.
Un risultato popolare come avrebbe sognato Bob Venturi. E’ un modo di penetrare i mutamenti della storia con la ferma convinzione di assecondarli, con la certezza di perseguire ideali valori di identità che permangono nel tempo». (Sartogo, 1988)
Il complesso residenziale progettato da Giancarlo De Carlo nell’isola di Mazzorbo si inserisce all’interno del Piano per l’Edilizia Economica e Popolare di Burano e Mazzorbo del 1979, che prevedeva il restauro del tessuto edilizio esistente nella prima isola e la realizzazione di 150 nuove unità abitative per la seconda (eseguite circa un terzo). La natura agricola dell’isola e lo scarso tasso abitativo inducono De Carlo ad assumere il palinsesto storico della vicina isola di Burano, distante solo pochi metri – collegata con un ponte ligneo – come matrice del nuovo insediamento urbano: «Burano ci ha fornito l’unità di misura, la dimensione, la scala e il modello morfologico del nuovo nucleo residenziale. Abbiamo usato l’isola come cartina al tornasole per poter commisurare le nostre intenzioni con il luogo». (Cecchetto, 1993, p. 33) I 36 alloggi si configurano come un dardo di forma triangolare che definisce una testata verso Burano, un tessuto compatto attraversato da un percorso principale e delimitato ai lati dall’acqua costruendo un nuovo rapporto, da un lato con la laguna e dall’altro con il canale dove ormeggiano piccole imbarcazioni private. L’interpretazione degli elementi caratteristici e del sistema di aggregazione della città storica offre le nuove regole di aggregazione dei volumi per parti, rompendo l’unità a favore della costruzione di spazi interstiziali esterni come estensione dell’ambiente domestico e luoghi di vita sociale. L’insediamento riproduce, in chiave rinnovata, le sequenze spaziali: calle, sottoportego, corte e campo. Le tre tipologie di unità abitative di 45, 70 e 90 metri quadrati si sviluppano in duplex e triplex riproponendo il modello residenziale di Burano con la cucina, la zona pranzo e il soggiorno al piano terra e le camere ai piani superiori. De Carlo offre una lezione sugli strumenti per innovare partendo dalle regole compositive, ancora oggi valide, degli aggregati spontanei, attraverso un esercizio di smontaggio critico delle parti costitutive il palinsesto morfologico della tradizione. Le forme e gli elementi dell’architettura anonima riappaiono attraverso calibrati processi di astrazione, nelle forme additive e plastiche delle scale, nei camino sporgenti, ma reinterpretati, e nel colore che individua la dialettica fra le unità.
Per approfondimenti:
_C. Magnani, P. A. Val, Vedere piccolo, in “Rassegna” n. 22, 1979, pp 56-61.
_P. Sartogo, Note dal Fronte, in L.Rossi, Giancarlo De Carlo Architetture, Mondatori editore, Milano 1988.
_A. Cecchetto, La misura del luogo, in “Paesaggio urbano” n.2, 1993, pp. 29-41.
_L. Mingardi, La suggestione della similitudine. Giancarlo De Carlo a Mazzorbo, in M. Bonaiti, C. Rostagni (a cura di), Venezia e il moderno. Un laboratorio per il Novecento, Quodibet, Macerata 2016.
_S. Marini, A. Petracchin, Giancarlo De Carlo. The Open Work, Anteferma Edizioni, 2025
Link Archivio Progetti Iuav [Studi delle tipologie abitative]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_462519/
Link Archivio Progetti Iuav [Studi per i colori degli edifici]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_462521/
Link Archivio Progetti Iuav Planimetria generale:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_462160/
Link Archivio Progetti Iuav Mazzorbo, Toni Garbasso:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_457014/







Campagna fotografica di Luca Pilot

© CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parm

Campagna fotografica di Luca Pilot

Campagna fotografica di Luca Pilot
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Luigi Vietti, Case “Giorgio Cini” al Lido di Venezia per impiegati SIDARMA, 1949
Il progetto delle case per gli impiegati della SIDARMA al Lido di Venezia è un chiaro esempio della ricerca sviluppata da Luigi Vietti nel corso del suo intero percorso progettuale sulla dialettica tra architettura moderna ed elementi ripresi, talvolta letteralmente, dalla tradizione anonima. Il progetto commissionato nel 1949 dal presidente della società nautica Giorgio Cini – al quale le abitazioni verranno poi dedicate – fu il preludio alle opere successive, come il Teatro Verde nell’Isola di San Giorgio Maggiore, promosse a Venezia dal padre (Vittorio Cini) in ricordo del figlio scomparso prematuramente. Incuneato in un lotto triangolare tra Piazza Pola, via Caboto, via Duodo e il Lungomare Gabriele D’Annunzio, l’insediamento residenziale è articolato dai fabbricati disposti lungo il perimetro, lasciando libero il lato orientale, per garantire a tutti gli appartamenti la visione del mare. Le nuove case, suddivise in sei blocchi indipendenti e sviluppate verticalmente su due e tre piani, originariamente risolvevano il tema delle connessioni pedonali mediante un percorso pergolato coperto dalla vegetazione, mai realizzato ma chiaramente disegnato nella prospettiva preliminare. Vietti costruisce il carattere delle architetture partendo da corpi di fabbrica essenziali e intonacati di bianco, coronati da un fila di coppi in cotto, che vengono ritmati dalla plasticità dei camini ripresi dal repertorio dell’architettura veneziana “minore”. Il basamento e le cornici in pietra delle finestre, i balconi, le logge, le pergole e le tapparelle colorate sono gli ulteriori elementi impiegati dall’architetto per definire il partito architettonico e conferire movimento ai volumi delle case, costruendo una tensione interessante fra la tradizione lagunare e il più generico repertorio linguistico dei “luoghi della vacanza” nell’Italia del Novecento.
Per approfondimenti
_G. Sala, Luigi Vietti e Venezia (1946-61) : modernismi e tradizioni, LetteraVentidue, Siracusa 2023.
_M. Marzo, V. Bertini, Luigi Vietti : progetti veneziani, in Luigi Vietti e il professionismo italiano 1928-1998. Prime indagini, in “FAMagazine”, n. 48-49, 2019,, pp. 73-85
5
Giuseppe Samonà e Egle Renata Trincanato, Abitazioni INA-Casa a San Giuliano di Mestre, 1950-1962
Durante i miei abbastanza numerosi anni di insegnamento si è sempre più fortemente radicata in me la convinzione che fosse necessario portare le nostre facoltà di Architettura ad una maggiore concretezza di studi per illuminare con la realtà dei problemi pratici i concetti dottrinari e scientifici.
Mosso da questo convincimento io ho voluto operare una trasformazione della Scuola in tal senso, per quanto possibile nei limiti del nostro ordinamento universitario, avviando gli allievi a studiare problemi reali di edilizia veneziana. Relazione sul metodo adottato e sui risultati ottenuti per determinare le caratteristiche di un quartiere residenziale per lavoratori nella zona industriale a Marghera, dattiloscritto di dieci pagine, il direttore dell’Istituto, prof. Giuseppe Samonà, Venezia, 16 Giugno 1947, [Trincanato 3.Attività professionale/1/024]
A partire 1946 Samonà – convinto che per conferire forma e valenza plastica all’architettura fosse necessario partire dallo studio dei fattori umani – coinvolse gli studenti in una ricerca sulle nuove forme dell’insediamento e dell’abitare nell’entroterra veneziano, anche con l’utilizzo di questionari rivolti ai lavoratori di Marghera. I risultati dello studio, per il loro carattere innovativo, trovarono riscontro negli anni successivi presso la “Exposition internationale de l’architecture et de l’urbanisme” di Parigi, al VII CIAM di Bergamo del 1949 e alla “Mostra dell’architettura spontanea” tenutasi alla Triennale di Milano del 1951. Il progetto del quartiere a Mestre trova origine dalla dialettica tra didattica e professione, coinvolgendo come capogruppo, oltre a Samonà, Luigi Piccinato e come collaboratori altri architetti e ingegneri dell’università veneziana. La forma del nuovo insediamento, localizzato tra il canal Salso e canale Oselin, prevedeva una struttura suddivisa in otto piccoli quartieri e un edificio per i servizi comuni, immersi nel verde e connessi da una circolazione carrabile lungo i margini esterni e da una linea filoviaria sull’asse centrale. Tuttavia, i criteri originari dovettero scontrarsi con le linee guida del piano di ricostruzione già vigente, che provocarono un irrigidimento dell’intero complesso introducendo un’arteria stradale intermedia. Nonostante ciò, le forme aggregative e le tipologie delle unità abitative e degli spazi aperti reinterpretano la tradizione veneziana: gi spazi vuoti tra le abitazioni assumono il ruolo e le qualità sociali dei campi e campielli della città storica, rinnovati secondo i principi dell’architettura moderna. Gli studi avanzati da Egle Trincanato sulla “Venezia minore” divennero i materiali del progetto, contribuendo a definire il carattere e conferendo umanità ai nuclei residenziali. La composizione e il linguaggio dei volumi edilizi – case duplex, case a quattro piani e edifici a torre lungo l’arteria – risultano una reinterpretazione della tradizione veneziana, riconoscibile in particolare nell’organizzazione dello spazio e nel doppio affaccio della zona giorno nelle case basse del II e III nucleo. I corpi di fabbrica, intonacati di bianco, vengono vivacizzati da fasce colorate attorno alle bucature quadrate delle finestre. La fotografia delle balconate sovrapposte, che formano una grande loggia, evoca un’analogia con le prospettive a linee di Egle Trincanato, in cui gli edifici residenziali erano rappresentati insieme ai panni stesi ad asciugare, che descrivevano un’architettura come luogo dell’abitare.
Per approfondimenti:
_G. Samonà, Nuova unità residenziale a Marghera-Mestre, in “Urbanistica”, 1951, 7, pp. 31-34.
_G. Samonà, Problemi urbanistici sul Quartiere di S. Giuliano, in “Casabella”, 1958, 218, pp. 7-21.
_G. Marras, Trincanato e Samonà: progetti tra lingua e dialetto (1938-1954), in M. Scimemi, A. Tonicello (a cura di), Egle Renata Trincanato 1910-1998, Marsilio, Venezia 2008.
_G. Longobardi, G. Marras (a cura di), Giuseppe Samonà : progetti per la città pubblica, Universalia, Pordenone 2020.
Link Archivio Progetti Iuav [sottonucleo n. 1 : prospetto nord-est, sezione sud-ovest]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_262299/
Link Archivio Progetti Iuav [Casa a 4 piani : pianta piano terra e scantinato]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_262302/
Link Archivio Progetti Iuav [Progetti di edifici di abitazione INA-Casa a San Giuliano di Mestre Ve]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_262764/







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BBPR. Il Padiglione del Canada ai Giardini della Biennale di Venezia, 1958
Il Padiglione espositivo costruito dai BBPR su commissione della National Gallery of Canada in un appezzamento ristretto fra i padiglioni già esistenti di Inghilterra e Germania, doveva essere facilmente “smontabile” e “rimontabile” in altro sito all’interno dei Giardini della Biennale. È in virtù di questo radicamento instabile che emerge il tema della capanna nomadica (e della grande copertura che normalmente la connota), ma con una derivazione “macchinistica” quasi da tendone da circo, che è già evidente nel Padiglione dell’Esposizione internazionale dell’arte tessile e della moda, allestito a Torino nel 1953, nel Parco della Reggia di Stupinigi. I temi del recinto primordiale e della capanna nomade si addensano attorno alla figura della spirale di Archimede generata dalla sezione ottagonale dell’unico pilastro in calcestruzzo, posto in corrispondenza del “polo” della spirale che governa la costruzione geometrica. Il pilastro viene evocativamente trasformato in “fusto arboreo” da una serie di espedienti “scenici”: la sezione rastremata verso l’alto, la superficie grezza (martellinata), le diramazioni delle travi a sezione aperta che si affastellano come rami, e il suo riecheggiare nei due alberi compresi nel recinto. L’impianto planimetrico a “tracciato spezzato” che parte dal recinto in mattoni e diventa sempre più concitato fino alle cuspidi delle chiusure vetrate, è enfatizzato in copertura dalle linee aperte dei “puntoni sovrapposti l’uno sull’altro” che appoggiano sul pilastro cementizio senza chiudere la figura. Un gioco di equilibri che porta alla mente le capanne indigene dove le teste dei tronchi fuoriescono dal nodo. L’interesse degli architetti milanesi per la sperimentazione materica e la ricchezza delle tessiture emerge nel recinto e nella pavimentazione in “seminato”, facendo largo ricorso e “sfoggio” della particolare tradizione artigianale di cui potevano disporre attraverso le maestranze italiane. La vocazione espressiva dell’edificio si concreta attraverso gli elementi costruttivi a dimostrazione di una ricerca continua sul carattere dell’architettura, attraverso forme archetipiche articolate dall’espressività degli elementi strutturali, assieme a trame e decorazioni provenienti dalla cultura materiale.
Per approfondimenti:
_Il Padiglione del Canadà alla Biennale di Venezia, in “Casabella” n. 221, 1958, pp. 40-45.
_E. Bonfanti, M. Porta, Città, museo e architettura: il Gruppo BBPR nella cultura architettonica italiana 1932-1970, Vallecchi, Firenze 1973.
_S. Maffioletti (a cura di), BBPR, Zanichelli, Bologna 1994.
_R. Aloi, Esposizioni: architetture, allestimenti, Hoepli, Milano 1960, pp. 115-118.
Link Archivio Progetti Iuav [Fotografie]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_495482/
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_495483/
Link Archivio Progetti Iuav [Schizzi]:
https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_495480/
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Guido Canella, Progetto per il Nuovo Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia (concorso del 1988)
Guido Canella, secondo l’amico e collega Luciano Semerani, aveva un particolare interesse per entrare nel corpo vivo del mondo, un corpo che talvolta si presenta “squamoso e maleodorante” come il “pesce-cane di Pinocchio”, e che tuttavia ci appare preferibile ad una astrazione senza vita. Il progetto immaginato da Guido Canella per il Nuovo Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia è una grandiosa scenografia su un palco di “squame”, forse di un mostro marino in emersione, in cui si sono “incastrati” i frammenti del padiglione esistente che il concorso chiedeva di conservare, assieme a nuovi elementi che provengono dal paesaggio specifico dell’Arsenale veneziano e dei vicini gasometri. Un luogo operoso, popolato di macchine (carriponte, argani, passerelle e gru…) che nutrono l’immaginario del progetto e riappaiono qui come citazioni dirette. L’architettura e il teatro si avvicinano nella tensione verso il messaggio “pop” di un’architettura pensata come rituale narrativo, dove si rappresenta un’altra storia veneziana, certamente più ampia di quella aristocratica e borghese, capace di ricomprendere la città operaia e la religiosità popolare dei ponti votivi veneziani. In questo itinerario, il progetto di Guido Canella per il Padiglione Italia intende offrire una chiave di accesso alla “Venezia di carta” (Ferrighi, 2018) e alla ricca stagione di progetti e concorsi promossi negli anni Ottanta su iniziativa della Biennale di Venezia a partire dalla creazione della sezione Architettura (1979), e poi sotto la direzione di Paolo Portoghesi (1980-1983), Aldo Rossi (1985-1986) e Francesco Dal Co (1988-91). Stagione di cui citiamo qui soltanto alcuni episodi significativi: la realizzazione del Teatro del Mondo di Aldo Rossi– 1979-80; i progetti per il Ponte dell’Accademia, nell’ambito della III Mostra di Architettura alla Biennale di Venezia (“Progetto Venezia”) – 1985; il Concorso a inviti per il Nuovo Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia – 1988.
Per approfondimenti:
_E. Ranzani, Biennale di Venezia: il concorso per il Padiglione Italia, in “Domus” n. 699, 1988, pp. 41-49.
_J. L. Cohen, M. Mulazzani, M. De Giorgi, Dodici progetti per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, in “Casabella” n. 551, 1988, pp. 4-21.
_F. Irace, Padiglione Italia. A Venezia, la città, per l’arte, in “Abitare” n. 270, 1988, pp. 174-183.
_A. Ferrighi (a cura di), Venezia di carta, LetteraVentidue, Siracusa 2018.
Terza Mostra Internazionale di Architettura: Progetto Venezia, vol. I-II, E, La Biennale di Venezia; Electa, Milano 1985.
Link Archivio Progetti Iuav [Progetto per il Padiglione Italia gruppo Guido Canella]: https://cataloghidedicati.iuav.it/it/ricerca/dettaglio/A_675477/






MAP Studio – Magnani Pelzel Architetti Associati, Asplund Pavilion, Vatican Chapels, Biennale Architettura 2018, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. © Fondazione Giorgio Cini

Javier Corvalán, Vatican Chapels, Biennale Architettura 2018, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. © Fondazione Giorgio Cini

Ricardo Flores ed Eva Prats, Vatican Chapels, Biennale Architettura 2018, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. © Fondazione Giorgio Cini

Smiljan Radić, Vatican Chapels, Biennale Architettura 2018, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. © Fondazione Giorgio Cini

Smiljan Radić, Vatican Chapels, Biennale Architettura 2018, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. © Fondazione Giorgio Cini

Terunobu Fujimori, Vatican Chapels, Biennale Architettura 2018, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. © Fondazione Giorgio Cini

Terunobu Fujimori, Vatican Chapels, Biennale Architettura 2018, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. © Fondazione Giorgio Cini
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Vatican Chapels, 2018
«Quando ho esposto il progetto dicendo “Vorrei costruire 10 cappelle”, nessuno di loro ha battuto ciglio: “Però le vorrei costruire dentro un bosco”, ho aggiunto. I motivi per cui le volevo costruire dentro un bosco sono evidenti: dall’Orlando Furioso alla Divina Commedia, esso è la metafora del vagare della vita, del labirinto, e nel bosco si incontrano – e di qui il ruolo che avevamo assegnato alla cappella di Asplund –, le costruzioni, le opere che ti orientano, ti permettono di incontrarti e quindi risolvono il tuo essere perso nel labirinto della vita. E la cappella è quest’immagine. Questo è il concetto di fondo». (F. Dal Co, F. Chiavaroli, 2018)
Il Padiglione della Santa Sede nell’Isola di San Giorgio Maggiore, inaugurato in occasione della 16° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia nel 2018, è composto da dieci cappelle inserite nel Bosco della Fondazione Giorgio Cini, affidate a 10 progettisti contemporanei internazionali: Andrew Berman (USA), Francesco Cellini (Italia), Javier Corvalàn (Paraguay), Eva Prats e Ricardo Flores (Spagna), Norman Foster (UK), Teronobu Fujimori (Giappone), Sean Godsell (Australia), Carla Juacaba (Brasile), Smiljan Radic (Cile), Eduardo Souto de Moura (Portogallo). Ci introduce in questa tappa il “Padiglione Asplund”, disegnato da Map Studio (Francesco Magnani e Traudy Pelzel) per ospitare l’esposizione dei disegni di Gunnar Asplund per la Cappella nel Bosco costruita nel 1920 nel cimitero di Stoccolma, che costituisce il tema guida dell’intero progetto delle Vatican Chapels. Un progetto che riunisce “capanna” e “tempio”, «evocazione del labirintico percorso della vita e del pellegrinare dell’uomo in attesa dell’incontro». (Dal Co, 2018, p. 78) Secondo l’idea del promotore Francesco Dal Co, ogni progettista ha disegnato uno spazio sacro di circa 60 mq ispirato alla Skogskapellet di Asplund, tra adesioni più esplicite e tensioni ideali, indagando le possibilità offerte da differenti materiali e tecniche costruttive, nell’ottica di costruire manufatti temporanei e idealmente ricollocabili altrove (soltanto successivamente divenuti una mostra permanente). Non sono state richieste simbologie esplicite, né la presenza del un crocifisso, ma il complesso è nel suo insieme un luogo metaforico del pellegrinaggio, del perdersi e del ritrovare conforto in un riparo capace di accogliere e riconciliare l’uomo con il sacro. Nelle interpretazioni dei diversi progettisti ritornano i concetti di cappella “nomade”, capanna, o di una “forma precisa di origini anonime”, in un continuo ritorno all’essenza del sacro. Il tema archetipo della capanna-rifugio si lega qui a un’idea di spiritualità ampia e sovra-religiosa, che guarda al rapporto con la natura come complemento evocativo e simbolico dei progetti.
Per approfondimenti
F. Dal Co, Vatican Chapels: il progetto, in “Casabella”, n. 884 (2018), p. 102-110.
F. Dal Co (a cura di), Vatican Chapels, Electa, Milano 2018 [Catalogo del Padiglione della Santa Sede allestito a Venezia nel 2018, in occasione della 16. Mostra internazionale di architettura, Biennale di Venezia]