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Architettura e conoscenza

Credits: Voci dell’Architettura. Milano, Abitare Segesta, SP Video, 1997. A cura di Carlo Quintelli.

In questo breve estratto, Guido Canella riflette su una “architettura della conoscenza”, come lui stesso la definisce in una lettera inviata all’amico e collega Francesco Tentori [1] – e che rappresenta un nodo centrale ma complesso della sua ricerca del maestro milanese. Questo concetto nasce come sviluppo della teoria delle “preesistenze ambientali” di Rogers, trasformandosi in un principio epistemologico: il progetto è inteso come un processo di indagine continua, fondato sulla comprensione strutturale e fenomenologica del genius loci, caso per caso. Per Canella, il progetto non si riduce a esigenze programmatiche o funzionali, ma si apre a contaminazioni culturali, filosofiche e letterarie che permettono di cogliere il senso profondo dei luoghi. La sua ricerca mira a oltrepassare gli specialismi disciplinari e ad offrire all’architetto-urbanista una “via larga” per organizzare liberamente la conoscenza. Questo rapporto tra progetto e conoscenza affonda le radici nell’intreccio tra la Scuola milanese di filosofia di Antonio Banfi e quella di architettura di Rogers, entrambe influenzate dalla fenomenologia di Husserl.

L’intervista integrale è edita nel documentario “Voci dell’architettura” diretto da Carlo Quintelli nel 1997.

[1] La formula “architettura della conoscenza”, risale ad una lettera datata 1963 edita in F. Tentori, “D’où venons nous? Qui sommes-nous? Où allons-noi?” in Aa. Vv. (a cura di A. Bandera, S. Benedetti, E. Crispolti, P. Portoghesi), Aspetti dell’arte contemporanea, catalogo della mostra, L’Ateneo, Roma 1963, p. 271.

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