Data di caricamento: 30 Settembre 2024
Credits: Riprese di Luca Monica e Carlo Quintelli (1993)
Va detto con chiarezza che in Italia la critica architettonica non esiste, o non esiste più se vogliamo.In questa intervista, Paolo Portoghesi discute della crisi della critica architettonica in Italia, quasi scomparsa e sostituita da una storiografia passiva. La critica militante, quella che partecipava attivamente al dibattito sull’architettura, sembra non esistere più, inducendo una riflessione su come i critici contemporanei siano più interessati a rappresentare correnti personali o a evitare lo scontro, temendo di essere a loro volta criticati. Questa situazione ha generato un sistema stagnante, dove gli architetti seguono linee imposte dai critici, piuttosto che sperimentare autonomamente. Come recuperare un dialogo autentico, in cui il critico dovrebbe si pone come obiettivo quello di valutare l’opera architettonica in base a criteri chiari e condivisi, senza imporre dogmi personali? L’intervista originale è stata realizzata nel 1993 e pubblicata revisionata all’interno del libro Critica e Progetto: sette domande sull’architettura, a cura di L. Monica e C. Quintelli (Cittàstudi 1994). Nello specifico all’intervistato era stata proposta la seguente domanda: Oggi per l’ultima generazione degli architetti l’abbandono di una funziona critica del progetto corrisponde paradossalmente a uno stretto rapporto con la critica. Il piano critico interpretativo, spostandosi sul terreno apparentemente conflittuale ma di fatto neutro degli stilismi, significa una spesso consapevole non interferenza con i fenomeni di deterioramento e omologazione dei caratteri insediativi urbani e territoriali. Questa attuale crisi può reincentivare una critica responsabile di un indirizzo progettuale e un progetto strategicamente consapevole della propria funzione critica?