- L’elemento verticale come dispositivo ottico
- Il recinto aperto sul paesaggio
- La topografia costruita
- La soglia

L’elemento verticale come dispositivo ottico.
Schizzo, 18x14,4 cm, non datato. Archivio Ambient

L’albero in ombra è qui rappresentato come un dispositivo per la percezione dello spazio. Segna la direzione verso cui chi osserva è invitato a muoversi.

L’elemento verticale come dispositivo ottico.
Schizzo, 15,4x10,6 cm, 1975. Archivio Ambient

Analogamente, un frammento archeologico che emerge dal suolo è il protagonista di questa scena. Non si tratta però di una rovina che allude con nostalgia a un mondo perduto: Ravnikar inserisce figure archetipiche che rievocano elementi arcaici riesumati, riconducibili ai luoghi che ha incontrato nel corso della sua vita, e le cui immagini si sono stratificate nel suo personale diario visuale.

L’elemento verticale come dispositivo ottico.
Vista di San Giorgio dalla piazzetta San Marco, 18x14,4 cm, n.d. Archivio Ambient

La modalità di osservare e rappresentare il paesaggio, sia esso naturale o urbano, non cambia. Lo sguardo viene indirizzato verso la colonna di San Marco e poi oltre, verso il campanile di San Giorgio sullo sfondo.

L’elemento verticale come dispositivo ottico
Memoriale di Kampor a Rab, 1953. Archivio MAO

Quando Ravnikar progetta e realizza gli spazi per la commemorazione, gli elementi verticali sono obelischi caratterizzati da un linguaggio essenziale. Non sono mai utilizzati come unico punto focale della composizione, bensì acquisiscono una spiccata dimensione interattiva tra l’opera e il suo contesto naturale.

Il recinto aperto sul paesaggio
Schizzo di un paesaggio dell’Istria, 18x14,4 cm, 1968. Archivio Ambient

Una breccia in un muro a secco offre l’occasione per costruire un’inquadratura selezionata verso il paesaggio sullo sfondo.

Il recinto aperto sul paesaggio
Memoriale di Kampor a Rab, 1953. Archivio MAO

Il recinto utilizzato per delimitare lo spazio sacro del memoriale di Kampor non costituisce una separazione netta tra un dentro e un fuori: nella costruzione di queste viste, il paesaggio costruito e il paesaggio naturale costituiscono un insieme indissolubile.

La topografia costruita
Schizzo preliminare per un memoriale, 21x30 cm, 1953. Archivio Ambient

Ravnikar utilizza dei basamenti che regolarizzano la topografia irregolare del sito senza mail alterarla. Costruisce così, contemporaneamente, un nuovo suolo per gli oggetti che lì devono essere infissi e un nuovo orizzonte per il paesaggio circostante.

La soglia
Schizzo, 21x17 cm, n.d. Archivio Ambient

La soglia è un segno funzionali alla liturgia spaziale del movimento. Indica il fatto che si sta entrando in un luogo sacro, può essere costituita da una singola pietra allungata o da uno scalino creato accostando diversi massi sbozzati. È un elemento legato alla tradizione funeraria, in quanto indica il passaggio tra la vita e la morte; ma appartiene anche alla tradizione orientale, ove lo spazio di soglia obbliga il visitatore ad entrare con un inchino nel luogo in cui è ospite.