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«La prima cosa che venne in mente al nostro uomo come monumento nel paesaggio fu un segno, che è ormai da secoli il modo principale per indicare eventi decisivi nella regione più ampia in cui vive anche il popolo sloveno» (Ravnikar, 1967). Edvard Ravnikar in un articolo pubblicato sulla rivista Sinteza sui memoriali Jugoslavi in ricordo delle vittime della Seconda guerra mondiale usa la parola segno per indicare l’esito, tangibile, di quella necessità atavica di riconoscere e marcare un punto preciso nel territorio, in ragione degli episodi che esattamente lì sono accaduti. I disegni e i progetti di Ravnikar raccolti in questa stanza costituiscono un abaco degli elementi essenziali necessari a segnare e dunque a costruire il paesaggio: l’elemento verticale – sia esso un albero, una colonna o un obelisco – (1,2,3,4), il recinto (5,6), il basamento o podio (7), la soglia (8). Soprattutto, le evidenti analogie che intercorrono tra i disegni, i progetti e le opere realizzate lasciano intendere che l’attenzione dell’architetto non si focalizza tanto sul singolo elemento, ma sulla modalità con cui questi oggetti, architettonici o naturali, sono disposti nello spazio e reagiscono con il contesto. Ecco allora che gli alberi, le colonne e gli obelischi assumono il ruolo di dispositivi ottici ordinatori dello spazio; il recinto si apre verso il paesaggio inquadrando viste selezionate; la costruzione di un nuovo suolo asseconda la topografia esistente. Il paesaggio costruito a partire dall’orchestrazione di questi elementi essenziali, infine, è sempre segnalato dalla presenza di una soglia, uno spazio che sottolinea la ritualità dell’ingresso anche solo con una semplice roccia sbozzata.
  1. L’elemento verticale come dispositivo ottico
  2. Il recinto aperto sul paesaggio
  3. La topografia costruita
  4. La soglia

Stanze della mostra