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Disegnatore instancabile, Edvard Ravnikar racconta quello che osserva con un costante studio di inquadrature, scene, punti di vista. Nei suoi quaderni personali si susseguono paesaggi mediterranei, boschi, centri abitati, architetture anonime. Ciò che appare evidente, è che il disegno del paesaggio viene interpretato come una costruzione di intelaiature spaziali in cui dietro la figura in primo piano (spesso un albero o un racemo vegetale) compare sempre un elemento architettonico secondario quale effettivo oggetto della scoperta. Questi piccoli disegni ad oggi ancora non sono catalogati né precisamente datati, ma costituiscono un diario visuale che trascende la dimensione temporale e restituisce l’attenzione prestata da Ravnikar verso quei principi ed elementi che, come invarianti, ricorrono poi nelle sue opere costruite. In questa sezione della mostra si presenta una selezione di schizzi che documenta lo sguardo di Ravnikar nei confronti del paesaggio. Tra i materiali più antichi si ritrovano alcuni disegni risalenti al periodo in cui Ravnikar frequentava abitualmente lo studio di Joze Plečnik. La natura e la sua relazione con lo spazio costruito è una tematica indagata sia durante i primi anni di formazione dell’architetto (1), che nei decenni seguenti, in occasione dei soggiorni estivi o delle gite in montagna (2,3); allo stesso modo il paesaggio dei piccoli borghi montani e del Carso è raccontato con uno sguardo in movimento, che ci dirige sempre al di là degli spazi di soglia (4,5).

Stanze della mostra