
10,4 x 17 cm, seconda metà degli anni Trenta.

In questo piccolo quaderno alcuni frammenti di architetture antiche emergono – quasi germogliano – dalla fitta vegetazione. La relazionalità visiva tra le colonne e i cipressi lascia intuire come il paesaggio e natura costituiscano un unicum indivisibile e come l’uno si ponga dialetticamente ad integrazione dell’altro.

18 x 14,4 cm, non datato.

Edvard Ravnikar era solito trascorrere periodi di villeggiatura a Pirano. La città viene osservata da un punto di contemplazione privilegiato e verde, attraverso composizioni lineari di foglie e fiori che trovano il loro contrappunto architettonico nella verticalità del campanile.

18 x 14,4 cm, non datato.

L’architettura anonima di una piccola chiesa si mostra immersa nello spazio di un bosco. Non è rappresentata frontalmente, ma di lato, ed è disegnata quasi al margine destro del foglio. Al centro, un tronco in ombra è il perno della scena e alla sua sinistra una panca è appena visibile. La scelta di un punto di vista obliquo suggerisce un’idea intrinseca di movimento tra gli alberi e attorno all’opera.

18 x 14,4 cm, non datato.

Lo sguardo dell’architetto si insinua tra le fronde e corre oltre il portale, verso un borgo che si staglia sullo sfondo. Ancora una volta, un elemento architettonico parzialmente celato da una fitta vegetazione inquadra una porzione di paesaggio.

18 x 14,4 cm, non datato.

Il paesaggio dei borghi rurali del carso è fissato sulla carta ponendo particolare attenzione agli spazi di attraversamento tra gli edifici e ai salti di quota. I singoli elementi architettonici – finestre, scalinate, pergole, camini – sono rappresentati con chiarezza sintattica e la dimensione materica dell’architettura appare in primo piano nella tessitura del muro a secco.